Isla Negra - Casa de poesía y literaturas

III FESTIVAL DE POESÍA EN EL CENTRO

Escrito por revistaislanegra 04-06-2011 en General. Comentarios (0)

Sui referendum, fuori dai denti

La breve campagna referendaria sta rivelandosi particolarmente triste. Soprattutto sul merito del nucleare il cittadino che volesse farsi un’opinione senza pregiudizi, che è poi l’essenza dell’istituto referendario, si scontra più che con argomenti con una sorta di teledolore che non merita. L’ottimo Mario Lusi ha impeccabilmente commentato la trasmissione di Anno Zero di giovedì sera. Questa, come spesso accade, è riuscita a sintetizzare l’interfaccia che la classe dirigente di destra e di sinistra offre ai cittadini, ovvero un popolo bue al quale ammannire umori e sensazioni (mai fatti o analisi) per spostare il branco dentro o fuori della stalla secondo la convenienza del momento.

di Gennaro Carotenuto

L’impeto, quello che è stato inadeguatamente definito “vento del nord”, è in questo momento favorevole per quanto si suppone essere “di sinistra”. E’ una novità positiva dopo 30 anni di egemonia culturale di destra. E’ una novità fragile, che si poggia sugli umori più che sulle ragioni: no al Signor B., no alla signora M., no al nucleare. Se prima e senza Fukushima ciò non sarebbe successo, trattare l’energia nucleare da una parte come fosse l’Apocalisse di San Giovanni e dall’altra come se l’unica alternativa all’atomo fosse il medioevo, non serve a formare quello che in campo sanitario si chiama “consenso informato”.

Sì può accettare di farne una questione di vita o di morte usando il "Re degli ignoranti" Adriano Celentano? E i nuclearisti possono rispondere con personaggini come il prof. Battaglia o Chicco Testa che insultano gli italiani spergiurando che loro a Chernobyl andrebbero in vacanza?

Siamo di bocca buona in questo momento, ma un osservatore piovuto da Marte non potrebbe non interrogarsi e restare sconcertato dalla conversione sulla via di Damasco (Damasco ch’è lontana laddove Bengasi è vicina) del Partito Democratico che si è improvvisamente, strumentalmente, scoperto antinuclearista, a favore dell’acqua pubblica e perfino un po’ –orrore- giustizialista. E’ un rovesciamento opportunista che continua a raccontarci del PD come di una scatola vuota. Oggi è politicamente redditizio essere contro il nucleare o la privatizzazione dell’acqua esattamente come ieri non lo era e domani chissà. Ma si può decidere la politica energetica di un grande paese come l’Italia non sul merito ma sull'opportunità di colpire un governante sia pur pericoloso come Berlusconi?

L’umoralità opportunistica di tale riposizionamento è ben rappresentato dalla scelta degli antinuclearisti di puntare costantemente non su fatti e numeri ma sulla pietà (fino al pietismo) per le vittime di catastrofi nucleari. Lo ha fatto perfino Ignazio Marino, non onorando la propria statura. E’ una scelta al ribasso che può tenere solo perché fotografa un paese dove la cultura scientifica è ormai sconosciuta.

Se la cultura scientifica è in crisi non può non essere in crisi l'istituto referendario. Appare tristemente fallita nella sostanza –va ascritto ai bilanci del 150°- la religione civile ottocentesca del creare una cittadinanza capace di decidere. E' fallita (ma lo diceva già Lippmann nel 1921) l'idea stessa di opinione pubblica: ondivaga, manipolabile indifferentemente in una direzione o nell’altra. In queste condizioni si imposta la linea politica sull'umore del momento, sulle emozioni, sulla pancia, sapendo che il 90% dei cittadini non è semplicemente in grado di prendere una decisione cosciente ed informata.

Così nelle posizioni antinucleariste, più che un’idea di futuro diverso, si ritrovano elementi di antimodernità che assumono tratti che vanno oltre il pregiudizio fino alla superstizione. Si preferisce oscurare, a favore di elementi emozionali, fatti e argomenti contundenti contro il nucleare stesso, che però supporrebbero ragionamenti complessi e scomodi sul modificare radicalmente questo modello di sviluppo che la società non appare in grado di sostenere e che la classe dirigente non vuole e non sa esplicitare. Il non detto, il non chiarito, e per molti il non pensato, è che l’energia nucleare è indispensabile per sostenere questo modello di sviluppo e vi si può rinunciare solo trasformando radicalmente lo stesso.

Voterò con convinzione quattro sì. Ma con gran pena.

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Escritores de Perú por el futuro

Escrito por revistaislanegra 27-05-2011 en General. Comentarios (0)

 

CARTA DE ESCRITORES PERUANOS, EN DEFENSA DE LA DEMOCRACIA

CONTRA EL REGRESO DEL FUJIMORISMO Y A FAVOR DE  LA DEMOCRACIA

 

Quienes suscribimos esta carta expresamos nuestro enérgico rechazo ante la amenaza que, contra la democracia y la libertad de los peruanos, supone la posible resurrección de la dictadura fujimorista.

 El régimen de Alberto Fujimori marcó el periodo más siniestro en la historia de nuestros gobiernos republicanos. Fue una década criminal cuyas funestas consecuencias no debemos olvidar, relativizar ni pasar por alto. En los últimos años, el mayor triunfo de la democracia peruana ha sido el rechazo a esa dictadura, el procesamiento judicial de sus líderes y el castigo legal a los innumerables delitos y crímenes contra la humanidad que cometió. El Perú debe rechazar una vez más la impunidad y reforzar su fe en una democracia con justicia para todos y con posibilidades de progreso dentro de un orden legítimo.

Los escritores que firmamos esta carta venimos de lugares muy distintos del espectro político peruano y tenemos ideas divergentes sobre cómo debería ser el manejo económico y social del Perú. Creemos, sin embargo, en el valor de la libertad, el rechazo a la criminalidad y a la violencia de estado, la defensa del orden legal y el respeto a los derechos humanos. Pensamos que estos son cimientos cruciales para la construcción de una nación justa y solidaria.

El candidato presidencial Ollanta Humala ha jurado públicamente defender esos principios. Creemos que nuestro deber en este momento es escuchar ese juramento y que nuestra obligación inmediatamente posterior será vigilar su cumplimiento. El presente nos ha dejado con esa alternativa que es la vía válida de oposición a la reinstauración de la dictadura.

La democracia es el ejercicio de una negociación: todo gobierno debe escuchar a su sociedad civil. La sociedad civil tiene el deber de guiar a su gobierno, hacer sentir su poder y su mandato y fiscalizar su rectitud. Pero esa negociación sólo es posible cuando el poder lo ocupa un movimiento político. El crimen está fuera de ese espectro: no se negocia con quienes han abandonado la política y han elegido la criminalidad.

Por estas razones, los abajo firmantes llamamos a la sociedad a mantener su poder de representación, rechazando el regreso de la dictadura y solidificando, mediante el voto por Ollanta Humala, con una actitud activa y vigilante, nuestro orden democrático. El nuestro es un llamado esperanzado y optimista a la unidad nacional: este 5 de junio, los peruanos debemos defender, a través de un voto responsable y cívico, nuestra dignidad, nuestra libertad y nuestra democracia.

 Atentamente,

Alfredo Bryce Echenique, Abelardo Oquendo, Alfredo Pita, Andrea Cabel García, Alexis Iparraguirre, Antonio Angulo Daneri, Alonso Rabí do Carmo, Armando Arteaga, Bernardo Rafael Álvarez, Carlos López Degregori, Carmen Ollé, Carlos Yushimito del Valle, Carlos Dávalos, Cecilia Podestá, Claudia Arteaga, Christian Reynoso, Carlos Chang Cheng, Daniel Alarcón, Diego Trelles Paz, Diego Otero Molinari, Diego Salazar, Domingo de Ramos, Dante Castro Arrasco, Enrique Planas Ravenna, Emilio Bustamante, Ezio Neyra Magagna, Eloy Jáuregui, Ernesto Escobar Ulloa, Eduardo González Viaña, Eduardo Adrianzen Herrán, Edward Chauca, Emmanuel Velayos, Elba Luján, Fernando Iwasaki, Fernando Obregón Rossi, Félix Terrones, Fredy Roncalla, Gabriela Wiener Bravo, Gustavo Faverón Patriau, Gustavo Rodríguez, Grecia Cáceres, Giancarlo Stagnaro, Gladys Basagoitia, Giancarlo Huapaya Cárdenas, Hildebrando Pérez Grande, Harold Alva Viale, Juan Carlos Ubilluz, Juan Manuel Robles, Jorge Eduardo Benavides, José Carlos Yrigoyen, Jorge Frisancho, Jaime Rodríguez, Jorge Eslava, Julio Villanueva Chang, Juan Cristobal, José Antonio Galloso, José Güich Rodríguez, Juan Carlos Lázaro, Jeremías Gamboa, Julio Carmona, José Luis Ayala, Jorge Hurtado Caballero, Luis Hernán Castañeda, Luis Freire Sarria, Luz Vargas de la Vega, Luis Alvarado, Mario Vargas Llosa, Miguel Gutiérrez Correa, Miguel Ildefonso, Martín Guerra Muente, Maurizio Medo, Mariela Dreyfus Vallejos, Miguel Ruiz Effio, Max Palacios, Oswaldo Chanove, Olga Rodríguez Ulloa, Oscar Málaga, Otilia Navarrete, Pedro Escribano Taipe, Patricia de Souza, Percy Encinas C., Pedro Flecha, Rodolfo Hinostroza, Roger Santiváñez, Ricardo Sumalavia, Rosina Valcárcel, Richard Parra, Rodolfo Ybarra, Rafael Inocente, Rafael Espinosa Montoya, Rossella Di Paolo, Reynaldo Santa Cruz, Ricardo Falla Barreda, Santiago Roncagliolo, Sergio Galarza Puente, Sandro Chiri, Tatiana Berger Vigueras, Tulio Mora Gago, Teófilo Gutiérrez Jiménez, Ursula León, Victoria Guerrero, Víctor Quiroz, Víctor Coral Cordero, Violeta Barrientos, Walter Lingán, Willy Gómez Migliaro, Wilfredo Jesús Ardito Vega, María Elisheba Fuenzalida Bustamante, Gabriel Arriarán... (siguen firmas)

 

 

    http://www.redaccionpopular.com/articulo/carta-de-escritores-peruanos-en-defensa-de-la-democracia

El zurrón de Silvio

Escrito por revistaislanegra 25-05-2011 en General. Comentarios (0)

 

UN ZURRÓN PARA COMPARTIR

El trovador Silvio Rodríguez inauguró este mes su sitio web Zurrón del aprendiz (http://www.zurrondelaprendiz.com), con el objetivo de brindar información confiable y accesible sobre su obra y que, según explicó, está “más comprometido con los deseos de compartir que con la exquisitez”.

El mismo día en que su blog Segunda cita (segundacita.blogspot.com) cumplía un año, el 9 de mayo, vio la luz esta “fuente segura de la que se pueda beber de primera mano”, explicó el trovador, quien precisó que lo que “físicamente hubiera ocupado metros cuadrados, la virtualidad nos lo ha resuelto en bytes”.

 

Silvio señaló que las razones para crear este sitio comenzaron el 13 de junio de 1967, cuando las primeras personas se dirigieron a él preguntando todo tipo de cosas. “Después –dijo–  el flujo constante de curiosidad me fue haciendo ver la necesidad de que hubiera una fuente accesible”

En ese sitio se pueden encontrar ya las letras de las canciones de Silvio y su biografía, además de entrevistas y fotos. Sus secciones son, entre otras,  resumen de noticias, los testimonios, tu imagen,  y vida y otras cuestiones. “Nuestra intención es que el zurrón vaya creciendo en estas y otras direcciones”, aseguró, antes de agradecer a todos su apoyo, pues “sin ustedes este zurrón fuera más flaco y este aprendiz más lerdo”.

Centro Pablo – Boletín Memoria 138

Arbolito en Cuba

Escrito por revistaislanegra 25-05-2011 en General. Comentarios (0)

 

UN ARBOLITO QUE SALTA, BAILA Y NO OLVIDA

Por Santiago Masetti

 

Con un discurso que se enfoca en la resistencia de los pueblos originarios, el respeto de la madre tierra (pachamama) o a las problemáticas sociales contemporáneas, la reconocida banda de rock folclórico argentino, Arbolito, se presentó en diferentes escenarios y espacios de La Habana. Participaron asimismo en las Romerías de Mayo que se realizan todos los años en la provincia oriental de Holguín, las cuales tienen  como tema central la canción “Baila, baila” de esta agrupación bonaerense.

El grupo está conformado por Ezequiel Jusid en la voz, guitarras acústica y eléctrica; Agustín Ronconi, quien toca el charango, violín, flauta traversa, quena, guitarra y realiza los coros; Diego Fariza, a cargo de la batería y el bombo legüero; Andrés Fariña con el bajo eléctrico y Pedro Borgobello que se encarga del clarinete, la quena, guitarra y algún que otro coro.

 

Pocas horas después de haber aterrizado en La Habana , los integrantes de Arbolito compartieron en la Sala Majadahonda del Centro Cultural Pablo de la Torriente Brau un mini concierto donde realizaron una muestra de su propuesta musical. Luego, varios trovadores cubanos, entre los que se encontraban Ariel Díaz, Lilliana Héctor, Samuel Águila, Raúl Marchena, Oscar Sánchez y los dúos Aire y madera y Karma entre otros, desplegaron algunas canciones de sus propios repertorios.

 

Al otro día, por la tarde, los músicos argentinos se presentaron en la sala principal de la Casa del ALBA, ofreciendo un concierto  que duró una hora y media, donde tocaron alrededor de unos quince temas. “Niño mapuche”, “Te acostumbras” o “El sueño del pibe” fueron los temas que más aplausos, expresiones de satisfacción y saltos del público generaron, en un lugar que está diseñado para espectadores “serenos” que disfrutan del show sentados. Allí pasó todo lo contrario.

 

Para finalizar sus presentaciones en la capital cubana, Arbolito tocó en la peña La utopía, que está a cargo del trovador Fidel Díaz, en el Diablo Tun Tun, de la Casa de la Música de Miramar. Allí la agrupación oriunda de los arrabales del Gran Buenos Aires compartió escenario con el dúo Aire y madera y con Ihosvany Bernal que fueron los encargados de abrir la peña.

 

Muchas de las canciones ofrecidas al atento público abordaban diferentes problemáticas sociales argentinas, como “Un cielo mucho más claro” que trata sobre las consecuencias de las políticas neoliberales aplicadas en la década de los noventa en ese país y el surgimiento de las fábricas recuperadas por los obreros a las patronales y puestas en marcha de forma auto gestionada. El tema “Baila, baila” empieza sus primeras líneas en quechua y habla sobre la resistencia de los pueblos originarios en todo nuestro continente ante la opresión del colonialismo europeo y del capital concentrado, después, en manos de empresas multinacionales.

 

En declaraciones a este espacio el músico Agustín Ronconi comentó que para él y Ezequiel Jusid esta es la segunda visita que realizan a Cuba después de trece años, luego de un viaje por América Latina donde pudieron tocar en diferentes lugares y beber de las expresiones musicales de las zonas visitadas. Para el cantante y guitarrista de Arbolito sus melodías “son un encuentro entre la música popular argentina y latinoamericana y el rock, ya que nosotros somos, territorialmente, de un lugar como Buenos Aires que es uno de los grandes centros de producción de este género y que entre ellas, naturalmente, se mezclaron”.

 

Mientras que  Pedro Borgobello opinaba que “ahora en Argentina se está dando un política cultural que es totalmente diferente a la que se daba años atrás. Nuestra sensación generacional es que por primera vez se está dando una cuestión cultural interesante y no solamente pasa en Argentina, pasa en diferentes países de América Latina, lo cual es mucho más interesante aún”

 

Cabe destacar que el nombre elegido para esta agrupación musical se debe en honor al indio ranquel Arbolito, que degolló al coronel prusiano Rauch, en venganza por el genocidio cometido contra los indios de su tribu, en la exterminadora “Campaña del desierto” que tenía como fin expulsar a los pueblos originarios de sus tierras, dejando entre sesenta y cien millones de muertos durante el período que gobernaba la Argentina el entonces presidente Bernardino Rivadavia (1826-1832).

 

El grupo Arbolito se presenta de esta manera, como la expresión más viva de la música popular latinoamericana con un fuerte acento rockero, que expresa en sus canciones y sus formas de componer la alegría y la rebeldía que nunca se perdieron o exterminaron. 

 

Centro Pablo – Boletín Memoria 138

 

Entrevista a Víctor Casaus

Escrito por revistaislanegra 25-05-2011 en General. Comentarios (0)

 

...a propósito de FILZIC 2011
CORRESPONDENCIA ENTRE LO CULTURAL Y LO ECONÓMICO


Por Lisandro Maldonado

 

El poeta y director del Centro Cultural Pablo de la Torriente Brau , Víctor Casaus, y la coordinadora general de esta misma institución, María Santucho, participaron desde el 29 de abril hasta el 8 de mayo en la primera Feria Internacional del Libro FILZIC 2011, que se efectuó en la ciudad chilena de Antofagasta, en el norte de este país sudamericano.

 

Los representantes del Centro Pablo participaron en presentaciones de libros, recitales con trovadores de la región, entablaron contactos con grupos de teatro y recorrieron instalaciones educacionales y penitenciarias del lugar, desarrollando una gran labor de intercambio cultural que hermana aún más a los pueblos y naciones.

 

La sensación que generó en el norte chileno la presencia de Casaus y Santucho se pone de evidencia en este mensaje enviado por el director teatral Alberto Olguín, quien expresa: "Estimados amigos del Centro Pablo, Don Víctor y María: han pasado por la ciudad de Antofagasta y su visita ha sido luminosa. Qué agradecidos estamos los que tuvimos oportunidad de compartir con ellos y de conocer toda la inmensa labor de creatividad, de memoria y de amor que se hace en su espacio"

 

Una vez de regreso en Cuba, Casaus comparte sus experiencias.

 

Participó como intelectual cubano y como representante del Centro Cultural Pablo de la Torriente Brau en la Feria Internacional de Antofagasta FILZIC 2011, ¿qué impresión le dejó esta feria?

 

Una impresión muy buena. Porque es difícil comenzar un evento de estas características, con presencia internacional, con un nivel tan elevado. Realmente la feria logró los objetivos planteados como parte de un proyecto integrador, ZICOSUR, que  representa a las diversas regiones colindantes con el  trópico de Capricornio de Argentina, Chile, Paraguay, Bolivia y Brasil.

 

El director de esta feria, Francisco Rojas, llevó adelante este proyecto con un grado de intensidad y de pasión que hicieron posible convocar a la municipalidad y a diferentes instituciones de Antofagasta, para que colaboraran desde el punto de vista material. También Rojas desarrolló un buen trabajo en la región, visitando a los países involucrados, invitando a escritores de varias naciones, entre otras tantas cosas. Entonces el balance de esta primera feria es muy bueno. El plan que tienen ahora es internacionalizar aún más la feria, en el sentido de que ella participe en otras, ya que existe una coordinación para que FILZIC esté en las ferias de países vecinos.

 

A través de nosotros, le propuse que vengan a la Feria de La Habana en febrero, porque me comentaron que les gustaría mucho estar presentes aquí. Esto ayudaría para que el año que viene, cuando se realice la segunda feria FILZIC, Cuba  puede tener una presencia mayor que la que tuvo en esta primera edición, que fue una invitación a un autor que se convirtió también en una Invitación al Centro Pablo, en la medida que nosotros tenemos ese espíritu y esa política de llevar allí los proyectos en los que trabajamos.

 

¿Cuáles fueron las actividades que realizó usted?

 

La participación central mía en la feria se desarrolló en un espacio donde nos presentamos los escritores invitados; allí estuvieron los narradores chilenos Antonio Skármeta y Pablo Simonetti,  José Miguel Varas, Premio Nacional de Literatura 2006, Oswaldo Reynoso, novelista peruano. En ese espacio, que era el centro de la feria, tuve una de esas participaciones, diarias, en la que el autor se presentaba. Se realizaba una combinación de diálogo con un periodista cultural que permitía hablar de la obra del autor, de cine (de gran interés para mí), del testimonio y también leer algunos poemas para la audiencia. Esa era la actividad central para cada autor.

 

Además de estas actividades hubo otra, que fue una propuesta mía, que sugería la invitación de Eloy López, cantautor argentino para repetir un concierto que ya habíamos realizado en Salta hace dos años, como parte del proyecto Nuestra voz para vos que desarrolla anualmente el Centro Pablo en diferentes ciudades y pueblos de Argentina, donde reunimos poemas míos y canciones suyas, en un recital que titulamos De poetas y guitarreros, incluyendo su hermoso “Huayno al Che” y algunos poemas que Eloy musicalizó, como “Elogio de la locura”. Es un diálogo entre la canción y la poesía que hemos hecho mucho en Cuba con la gente de mi generación y con diferentes trovadores.

 

Participamos en otras tres actividades muy buenas e interesantes; la primera fue la visita a un Penal Municipal de Antofagasta con el novelista peruano Oswaldo Reynoso y Eloy López, donde mantuvimos un encuentro artístico con los reclusos, quienes nos mostraron las actividades culturales que desarrollan en la prisión. Es un trabajo muy hermoso, que a mí me recordó la labor que hizo Silvio aquí, en Cuba, en su recorrido por los centros penitenciarios. Allí hablé de estos conciertos y estas similitudes de empeño, dentro de las características de cada lugar y cada país.

 

La segunda actividad, como parte de este programa colateral, fue la visita a un proyecto cultural que se llama Balmaceda Arte Joven, compuesto por un grupo de artistas, diseñadores gráficos y videastas, entre otros. Nos reunimos en la Fundación Minera , que apoya  este proyecto, e informamos sobre los distintos programas culturales del Centro y luego proyectamos y debatimos el documental Que levante la mano la guitarra.

 

La tercera actividad fue en el Liceo Experimental Artístico de Antofagasta que tiene la característica de que sus alumnos realizan sus estudios normales de primaria y secundaria, y además hacen actividades artísticas a través de talleres de plástica, música, teatro y hasta producen discos. Lo interesante del encuentro fue, que cuando llegamos nos contaron que estaban preparando una obra teatral con canciones de Silvio Rodríguez, la cual dirige el profesor Alberto Olguín. Luego de una charla con los muchachos, pasamos el documental y mantuvimos un debate en el anfiteatro de la escuela con un gran número de estudiantes y profesores. Finalizada la charla, los muchachos que están montando la obra de teatro grabaron mensajes de saludos para Silvio.

 

En cada uno de esos lugares llevamos una colección de libros, tanto obras del Centro como mi libro Defensa del testimonio, que se acababa de presentar aquí en Cuba. Como no teníamos una gran cantidad para distribuir comercialmente, decidimos hacer donaciones para las bibliotecas en los centros que visitamos.

 

En estos lugares que usted mencionó, ¿existió alguna conferencia acerca de la labor que lleva a cabo el Centro Pablo?

 

En realidad todas las actividades, incluso la que era la invitación propiamente del autor, fueron momentos en los que expuse los programas del Centro, naturalmente haciendo un resumen debido a la cuestión del tiempo.

 

Pero en cada uno de esos momentos había una parte que trataba sobre trayectoria del autor, o hablar del documental de Silvio, o leer poemas, y siempre había una segunda parte donde también participaba la coordinadora general del Centro Pablo, María Santucho, en la que se hablaba del trabajo en particular que tiene el Centro con los jóvenes artistas, especialmente con los trovadores. En ese encuentro del Liceo Experimental fue muy interesante el interés de los muchachos por conocer cómo este tipo de institución pequeña, con recursos limitados, como es el Centro, a fuerza de trabajo, esfuerzo y apoyo de los artistas, mantiene proyectos como A guitarra limpia y todo el universo de creación juvenil que el Centro auspicia a través de sus programas.

 

Esta primera feria, ¿fue de carácter comercial o prioriza lo cultural ante todo?, ¿cómo usted la definiría?

 

La feria quiere tener un carácter plural y combina que sea un centro de negocios y un encuentro entre editoriales, también un lugar de posibles acuerdos de edición, mientras que al mismo tiempo genera el contacto entre las ferias que asistan allí. De esta manera ya cerraron acuerdos con naciones limítrofes y van a presentarse en ferias de Bolivia y Perú.

 

También tiene un énfasis muy grande en lo cultural para que la feria no se quede solamente en esta parte comercial, y ayude al propósito de sacar el libro de su entorno más cerrado, más limitado, mientras se desarrollan también las actividades colaterales que puedan hacer un diálogo con el libro mismo desde la música u otras manifestaciones.

 

¿Cuál es la importancia de que esta feria se realice en Antofagasta y no en Santiago o en otra ciudad chilena?

 

A pesar de que Antofagasta es la cuarta ciudad en habitantes y en tamaño de Chile, no tiene una vida cultural tan intensa como Concepción o Valparaíso, que son las otras regiones en el segundo y tercer lugar después de Santiago. Son lugares que, probablemente por la cercanía geográfica con la capital, por el tipo de región,  tienen una vida más intensa.

 

En Antofagasta, también a propósito de ZICOSUR, se hizo un festival de teatro a principios de año. Ahora, la feria del libro es como una correspondencia entre lo cultural y lo económico.

Esa es una zona muy rica desde el punto de vista material, porque ahí están las minas. Parte del apoyo a esta feria fue de la municipalidad, que realizó un aporte importante, y de estas entidades mineras privadas que tienen proyectos culturales paralelos como el apoyo que ofrecen al grupo Balmaceda Arte Joven, por ejemplo. Todo ello ayuda en la posibilidad material de hacerlo en Antofagasta, y es bueno que así sea, siempre que la feria tenga un peso cultural y no se convierta en otro tipo de cosa.